Carissimo Francesco,
da pochi mesi mi sono trasferita a Londra ed ho iniziato lavorare come consulente di ortodonzia, in vari studi. Uno è convenzionato con NHS, ossia il sistema sanitario nazionale inglese, per cui ho conosciuto un’ortodonzia caratterizzata da un approccio molto diverso.


I bambini cominciano ad essere visitati periodicamente una volta all’anno fin dai 6 anni, ma nessuna terapia, per quanto grave sia la malocclusione, inizia prima della fase finale della permuta dentale.
Per cui noto che quasi tutti i casi sono estrattivi, tipicamente l’estrazione di 4 premolari.
In realtà, secondo me, la maggior parte di questi casi, se fossero stati trattati in un’età più precoce, avrebbero potuto evitare le estrazioni.


Quando discuto con i colleghi inglesi i vantaggi dei trattamenti precoci, essi affermano che NHS non condivide tale approccio in quanto non vuole rischiare di vedere compromesso il risultato ottenuto a causa della crescita residua o di eventuali problemi nell’ultima fase della permuta dentale.


Tuttavia, ritengo il prezzo biologico delle estrazioni che questi pazienti pagano, troppo alto, per cui nella mia attività clinica privata io continuo ad insistere su un approccio di terapia precoce ed una correzione delle problematiche scheletriche quando ancora è possibile sfruttare la crescita dei giovani pazienti.
Qual è la tua posizione sull’argomento?

Ti ringrazio per l’attenzione.
Cordiali saluti
Dott.ssa Claudia Bortolaia  ( claudiabortolaia@virgilio.it )

 

Cara Claudia,
come te la passi a Londra? Confesso che ho una certa invidia per dove abiti adesso. Certo, se Londra fosse allo stesso livello in Ortodonzia come nell’arte contemporanea (hai visitato la Saatchi Collection? L’hanno finalmente aperta nella nuova sede?) o nella finanza …. Purtroppo, invece, mi confermi quello che già sapevo.

Comunque la diatriba tra trattamento precoce (o di Fase 1) e trattamento di Fase 2 è di moda anche qui da noi. Ho avuto modo di assistere ad una presentazione al Congresso Internazionale SIDO di Firenze, lo scorso novembre, nella quale si cercava di tirare le somme per decidere se fosse meglio fare una prima fase di trattamento in età precoce (7-9anni) ed una seconda a permuta completata (12 anni), oppure un’unica fase a 12 anni. Come sai, si ricercano le evidenze scientifiche per capire se quello che puoi fare a 7-9 anni, sia ancora fattibile anche a 12. Questo è uno dei punti nodali; infatti i sostenitori della terapia precoce ipotizzano che le variazioni ottenute sulla crescita e sullo sviluppo (leggi modificazioni scheletriche) possano avvenire meglio ed in maggior misura in età precoce. Il secondo nodo cruciale è la durata (leggi anche costo) della terapia: è giusto sottoporre i pazienti a due fasi di terapia, con tempi più lunghi rispetto alla fase unica a 12 anni e quindi con costi maggiori?


Tu sai che io sono un assoluto sostenitore della terapia precoce, però ti risponderò nel modo più obiettivo possibile: per quanto riguarda il primo nodo cruciale, la risposta è che quello che puoi fare a 7-9 anni, lo puoi fare lo stesso dai 12 ai 14 anni. Dunque direi che la scelta tra i due approcci non possa essere dettata da presunte superiorità della terapia precoce sulla tardiva. Infatti, hai visto gli splendidi casi di Cetlin o quelli di Haas? Entrambi cominciavano le proprie terapie esclusivamente alla fine della permuta dentaria. Nessuno di loro amava estrarre, infatti erano convintissimi non estrazionisti.

Hai capito? Non c’entra niente il legare il trattamento tardivo con le estrazioni. Non c’è legame. Le estrazioni, soprattutto se fatte in maniera così generalizzata, sono solo il frutto di un vecchio modo di fare ortodonzia e sicuramente in Inghilterra del basso livello qualitativo presente. Dunque se il primo nodo cruciale praticamente non esiste, passiamo ad analizzare il secondo: i tempi di cura.

 Il sistema nazionale inglese pare avere preso le decisioni per tutti: non rifondendo le cure precoci, di fatto le rende inesistenti in quel paese. L’assunto è quello che durino di più e che, servendo per forza le due fasi di cura, queste costerebbero troppo. Da questo punto di vista direi che il giudizio è quasi unanime, anche al di la dell’oceano: le due fasi, dicono,  durano di più. E’ qui che si vede come il vecchio modo di pensare, dato per scontato, abbia indotto le assicurazioni a prendere quelle decisioni; infatti esiste un modo di fare il trattamento precoce (che tu conosci avendo frequentato i miei corsi) che porta rarissimamente al trattamento di fase 2.

Io ho quasi esclusivamente trattamente precoci, risolti in uno, massimo due anni e poi basta; niente fase 2. Capisci che così si ribalta tutto: il trattamento precoce dura meno del trattamento di fase 2, porta probabilmente alle stesse modifiche dento-scheletriche (senza essere superiore) e non necessita di ulteriori fasi di cura. Se ci aggiungi che oggigiorno i ragazzi, all’età di 13 anni, non ne vogliono sapere dell’apparecchio (e a mio parere hanno ragione!) perchè attraversano una fase difficile della loro crescita, vedi come io sia assolutamente a favore del trattamento precoce. Però a queste condizioni. Io chiederei alle assicurazioni di pagare solamente due anni di cura (tanto bastano per la maggior parte delle malocclusioni) e poi ognuno decide di cominciare quando vuole, ma senza poter allungare i tempi di cura.

Tu, laggiù, potresti cominciare a spostare il dibattito sulle non estrazioni: spiegagli che gli stessi casi si possono fare senza estrazioni, la battaglia sul trattamento precoce, invece, per gli inglesi è persa.
Ti mando un saluto carissimo

dott-pedetta